La moto …che “passione”

Oggi, come durante tutti i week end, ho il dente particolarmente avvelenato; il mio esaurimento avanza e la causa sono sempre e solo loro: i centauri incivili.

Mi sono imbattuto in un centauro particolarmente poetico, ma oserei dire che “patetico” è forse  un aggettivo più adatto, che esprime i suoi sentimenti  verso il suo veicolo meccanico a due ruote tramite il seguente post.

Inizio subito col condividere in pieno il titolo “La moto …che passione”, intendendo però il termine passione col suo significato originale:

Passione deriva dal termine latino patior, che significa soffrire, provare o patire. In altre parole, si tratta di un insieme di condizioni caratteristiche di un atteggiamento passivo dell’individuo, per opposizione agli stati di cui si è attivamente la causa. (wikipedia)

Per cui, nel senso di “patire”, la moto per me è una vera passione! Ma veniamo a commentare questo meraviglioso e poetico post:

Un’ ode così sentita e profonda merita una accurata e profonda analisi critica come si confà ad ogni poeta che si rispetti.

Allora, che cos’è in definitiva una moto? Il nostro amico centauro sostiene che sia:

“due ruote e un motore” :

come dargli torto?

“Un universo intero di storie, di senzazioni, di brividi

anche in questo caso come si può contraddirlo? Come si può negare che ci siano così tante persone che si divertono come matti ad andare in moto, spesso in modo scriteriato, spesso provocando rumori assordanti? E come si può negare che molte più persone siano infastidite da tutto ciò? Come si può negare che lungo quelle strade che tanto piacciono ai centauri vivano persone tranquille alle quali piacerebbe tanto potersi godere un fine settimana di riposo? Come negare che sempre lungo quelle strade viaggino auto guidate da automobilisti sul “chi va là”, col timore ad ogni curva di trovarsi faccia a faccia con un centauro incivile “in piega”? Come si può negare che sempre lungo quelle bellissime strade di collina ci siano dei ciclisti impegnati nel proprio sforzo che si sentono sfiorare da veicoli a due ruote incuranti del codice della strada? Non lo si può negare certo. Per cui, pur non dando lo stesso significato a storie, sensazioni e brividi, condivido in pieno la frase.

“E poi simbolo di tecnologia, innovazione, progresso, design, mobilità, velocità, ribellione, desiderio,libertà, amore, sesso, rischio, pericolo, morte”

Tecnologia: sicuramente. La moto come l’auto e il computer è espressione di tecnologia. Ma ogni tecnologia necessita di una rete di sostegno (strade, carburante, codice della strada ecc.) La moto così come viene concepita oggi è assolutamente una tecnologia FUORI CONTESTO.

Innovazione: Vd. sopra

Progresso: il termine progresso designa il processo di avanzamento e di sviluppo delle discipline e delle condizioni umane. Può quindi far riferimento a:

(fonte: wikipedia)

di che genere di progresso? In questo caso mi spiace proprio ma non sono d’accordo, io parlerei pittosto regresso sociale. Regresso della civiltà, imbarbarimento. Questo rappresenta la moto per come è concepita ed utilizzata oggi. Oggetto tecnologico ma assolutamente fuori contesto.

Mobilità: questo è un concetto interessante. Mobilità. Cosa intenderà mai il nostro autore con mobilità? Intenderà forse riferirsi ad un mezzo di locomozione? Beh, che dire? La moto è, almeno in teoria, un mezzo di locomozione anche se ci sarebbero delle osservazioni sul come viene utilizzata, per cui come dargli torto?

Velocità: ecco che  veniamo al dunque, velocità è la parola magica. Istituzioni pubbliche, Polizia e Carabinieri sono pregati di prendere nota. Diciamolo chiaro e tondo, il centauro incivile (a parte le coustom) in genere corre, non rispetta i limiti di velocità neanche per errore. Ma sembra che tanto loro non siano tenuti a rspettare il codice della strada (e non sono i soli). E’ come se ci fossero due sistemi paralleli: uno per i centauri, liberi di fare tutto ciò che vogliono, e uno molto più restrittivo per tutti gli altri utenti delle strade pubbliche. Perché è di strade pubbliche che si sta parlando, non di autodromi o simili.

Ribellione: verso cosa o chi?

Ribellione= Il ribellarsi; il sollevarsi contro l’autorità costituita; rivolta: il governo inviò truppe a reprimere la ribellione. Fig., il rifiutare imposizioni, l’opporre resistenza (da “sapere.it”)

L’unico riferimento al quale si può fare riferimento è quello del codice della strada. Ma questo era evidente, basta andare per strada. Ma non solo un comportamento su strada discutibile, ribellione significa anche fare rumore. Molto rumore. Per cui le uniche persone che dovrebbero ribellarsi sono coloro i quali sono costratti a sopportare i comportamenti incivili dei centauri.

Desiderio: di cosa? Di ribellione immagino. Di velocità? Di cos’altro?

Libertà: ecco un’altra parola magica. So perfettamente di entrare in un campo minato e di affermare cose scontate ma, di fronte a questo concetto così importante e così bistrattato, non posso astenermi e mi rifaccio ad un aforisma molto noto: «La mia libertà finisce dove comincia la vostra.»(Martin Luther King). Non credo ci sia bisogno di spiegarmi meglio, o forse sì?

Amore: in questo caso il nostro autore è sicuramente andato “fuori carreggiata”, tanto per rimanere in tema. La moto è sibolo di amore per chi o cosa? Per se stessi? Per la moto stessa? Per la trasgressione e la velocità?

Sesso: questa bisognerebbe prorpio spiegarla. Non vedo alcuna lettura se non quella della parte animalesca dell’uomo che deve dimostrare di andare più veloce degli altri, di avere la moto più potente ecc. discorsi da anello di congiunzione tra uomo e scimmia, da “branco”.

Rischio, pericolo e morte: non posso che essere d’accordo. Ma non solo per il centauro di turno, anche per tutti quelli che gli stanno, non per loro scelta, intorno.

Poi però si salta un sella, e d’improvviso la Moto appare lo strumento con cui l’uomo, presa consapevolezza del suo essere fisicamente fragile, cerca di affermare una superiorità morale sugli elementi, le circostanze, le contingenze, il caso, e la fatalità. In una fuga da se stesso, l’homo motoristicus cerca di fuggire ai timori, le fobie, i terrori che egli stesso si è creato.

Evito di dibattere sul lato filosofico perché mi sembra di sparare sulla croce rossa, ma mi piace la definizione di Homo motoristicus come, rifacendomi al commento precedentemente esposto a proposto della parte animale dell’uomo, espressione di una razza a parte. Non una razza genetica ovviamente, una razza “mentale”, un sottoprodotto della civiltà moderna. Evito commenti sull’affermazione di una superiorità morale sugli elementi ecc.

L’uomo inforca la Moto per fuggire paradossalmente proprio dai luoghi della modernità, dalla città.

Il centauro inforca un simbolo della modernità per fuggire la modernità? Il centauro fugge dalla città e deve venire a perseguitare me e tutti quelli come me? E io dove dovrei fuggire? In città? A parte la contraddizione di fondo, non è comunque un atteggiamento  egosita?

Sogna strade idilliache che attraversano deserti silenziosi, e prati profumati, da percorrere ahimè, su un cavallo d’acciaio rumoroso e no sempre profumato.

Qui raggiungiamo il massimo dell’assurdità. Come ho già scritto nei miei precedenti post, il centauro con la natura non ha nulla a che vedere. I “deserti silenziosi” non esistono proprio a causa delle moto. I “prati profumati” invece non li commento nenache. Concordo sul rumoroso cavallo d’acciaio.

Così quando si guarda negli specchietti retrovisori della moto, l’uomo vede riflesse niente altro che le sue contraddizioni. Ma questo non gli fa cambiare idea. Il motociclista continua a sentirsi come un cavaliere medioevale, che in sella al suo destriero va a conquistare il cuore di una bella principessa.

Certo, viva la coerenza dell’Homo motoristicus!

L’animo con cui un Biker moderno inforca il suo bolide è più o meno la stessa: stupire, affascinare, conquistare.

Avevo già un sospetto vedendo i tantissimi centauri incivili procedere a cavallo del loro mezzo in  modo spavaldo e strafottente, quasi con arroganza. Mi spiace deludere il “Biker”, ma posso assicurare che i risultati che ottiene sono ben altri! Questa gente è veramente convinta di essere ammirata quando passa. Non pensa minimamente a come stiano in realtà le cose, agli accidenti che le persone lanciano loro quando hanno la sfortuna di trovarseli a tiro. I centauri vivono nel loro mondo! Il problema è che le ripercussioni avvengono nel mondo reale.

Prendendosi dei rischi, certo, perchè dietro ogni curva può esserci un drago pronto a colpirti. Bisogna essere più rapidi di lui, è questo il problema. Così ci si lancia nel gioco dei sorpassi, si disegnano curve precise, si affrontano i tornanti con decisione, ci si piega a destra e a sinistra, veloci, ed eleganti. E’ così che il centauro gioca con la vita, si muove sul limite sottile che divide la sicurezza dal pericolo, non si accontenta di una vita tranquilla e banale.

Certo! “Dietro ogni curva può esserci un drago pronto a colpirti”….Sarò poco poetico ma mi sfugge la similitudine, sicuramente è colpa della mia ignoranza ed insensibilità. “Ci si lancia nel gioco dei sorpassi”, “si affrontano i tornanti con decisione”, “veloci ed eleganti”. Le autorità sono sempre pregate di prendere nota e di reagire in modo altrettanto veloce ed elegante.

Due ruote, un motore, ed un intero universo, che custodisce i segreti di un fascino senza tempo.

In ogni poesia un po’ di facile retorica non guasta mai.

Harley-Davidson nella sua annuale relazione finziaria del 1996 proclamò le dieci parole che stavano alla base della filosofia aziendale, stilando un decalogo che ogni motociclista potrebbe far proprio. Le parole che sottolinavano ciò che una moto deve ispirare, e deve possedere: –Retaggio del passato, Qualità, Passione, Aspetto, Suono, Senzazioni, Relazioni, Libertà, Individualità, Stile di vita.

Harley-Davidson, a livello di inqunamento acustico, ha fatto più danni da sola che tutte le altre case costruttrici messe insieme. Suono? Direi pittosto rumore, fracasso. Individualità? Certo, si vendono moto di questo tipo al singolo individuo a discapito della società. Stile di vita? Molto discutibile.

Tutti aspetti di una passione, che a pensarci bene anche un automobilista avrebbe il diritto di rivendicare come propri.

Qualità, relazioni, libertà e stile di vita certamente sì. Il resto sono prevalentemente prerogative dei centauri.

Ma nessuno convincerà mai un motociclista che l’auto è superiore alle due ruote.

No… Certo che no! I motociclisti sono angeli caduti dal cielo, degli esseri superiori che hanno una missione dall’alto, mentre gli automobilisti sono dei vili e miseri infedeli!

Perchè il motociclista si fonde con il proprio mezzo, sino a farne un solo corpo, e poi sente l’aria in faccia, si immerge nella natura, e poi si soffre quando il sole scalda il cervello sotto il casco, o i rivoli di pioggia che si infilano giù per il collo, e l’umidità penetra fino al midollo, che ti costringono a cercare un riparo di fortuna.

Si immerge nella natura…certo, e la rovina purtroppo! Insisto con il dire: lasciate perdere il tasto “natura”, non avente nulla da spartire con la natura, prendete una bicicletta e poi, forse capirete! Sul cervello che si scalda sotto il casco…beh, la battuta sarebbe troppo facile…

Insomma, vuoi mettere, rispetto ad un automobilista ce ne sono di cose da raccontare.

Ma certo! Vuoi mettere!?  Pieghe, rischi, draghi dietro le curve ecc. Non c’è confronto!

Concludo con un’osservazione personale. Io ho smesso di andare in bicicletta per paura del traffico (sempre più indisciplinato) ed in modo particolare dei centauri incivili. Questi ultimi tolgono tutta la poesia che c’è nell’uscita in bicicletta, nella natura nel piacere di andare in giro. Chi ha orecchie per intendere…

BastaMoto

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One thought on “La moto …che “passione”

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