Un mezzo week-end di sole e torna l’emergenza motociclisti

Un articolo molto interessante scritto un anno fa dal Presidente dell’ASAPS.

Nei fine settimana del 2008 quasi il 40% delle vittime si è contato fra i dueruotisti coinvolti in 514 sinistri mortali
97 nei week-end del 2009, in calo forse solo grazie alla pioggia
Allarme per i fine settimana di maggio e giugno

E’ bastato un week-end col sole a mezzo servizio nell’unica giornata del 25 aprile per far ritornare di attuale emergenza la sinistrosità stradale dei motoveicoli, con punte veramente preoccupanti.
Nell’ultimo fino settimana di aprile si sono contati ben 11 incidenti mortali che hanno coinvolto veicoli a due ruote, quasi tutti nella giornata di sole pieno della Festa della Liberazione.
A questo proposito ci preme ricordare che lo scorso anno nei fine settimana sono stati 514 gli impatti mortali dei dueruotisti  sulla base degli incidenti rilevati da Polizia Stradale e Carabinieri, per altro dati parziali in quanto si devono poi aggiungere quelli rilevati dalle Polizie Locali. In alcuni fine settimana della primavera 2008 fu superato il numero di 20 vittime fra i motociclisti.
Nel 2009 siamo arrivati a quota 97 sinistri mortali con una diminuzione del 20,5% rispetto ai 122 dello scorso anno. Si fatica però a capire se la diminuzione è merito di un cambio di atteggiamento e maggiori controlli o solo di un 2009 nettamente più piovoso.
E’ noto che nel 2007 i dati Istat,  hanno fatto segnare un numero complessivo di 1.540 morti fra i conducenti e i trasportati delle moto (1.182) e dei ciclomotori (358), ai quali si devono aggiungere 90.551 feriti. Oltre 4 morti e 248 ricoveri al giorno. Questa categoria di veicoli ha una percorrenza media rispetto alla mobilità totale che non supera il 3-4% di quella complessiva, ma che ha fatto contare una mortalità pari al 30%40%. Vogliamo infatti sottolineare che nei fine settimana il numero dei conducenti e passeggeri di motoveicoli rappresenta circa il 37% delle vittime totali, con punte di oltre il 60% in alcuni fine settimana di maggio e giugno (Osservatorio il Centauro – Asaps).
I motivi di una simile mattanza vanno ricercati certamente nell’ampliamento del parco moto circolante. Si deve aggiungere poi la potenza assurda raggiunta da molti motomezzi che possono eguagliare performances da pista. La componente velocistica è addirittura incitata da campagne pubblicitarie o copertine specialistiche che fanno venire i
bollenti spiriti a molti. Apriamo e sfogliamo una qualsiasi rivista: in copertina c’è spesso una moto stradale che impenna, in velocità.
Aggiungiamo però che una componente importante di rischio è dovuta ad una rete stradale con  incredibili carenze: guard-rail micidiali, buche, pali nelle vie di fuga. Questo è un vero record vantato dalle strade italiane.
Si deve sottolineare poi che nella categoria stanno riaffacciandosi i cosiddetti motociclisti di “ritorno”, ultra cinquantenni che tornano a riconvertirsi alla due ruote per esigenze di traffico, economiche ed ecologiche e scoprono di non essere più gli stessi né loro, né le moto. Anche l’elemento distrazione alla guida degli automobilisti (telefonini, alcol, età) contribuisce a raggiungere queste cifre da vera tragedia. Non è rilevante chi ha ragione o torto nel sinistro. E’ rilevante la cifra assurda dei decessi e delle invalidità che costano cifre enormi allo stato sociale.
Crediamo che si debba intervenire con più adeguate campagne informative dei rischi, un ripensamento delle pubblicità  e con un più sistematico ed efficace modulo operativo dei controlli già dai prossimi week-end di maggio e giugno i più pericolosi dell’anno per i dueruotisti.

Forlì, lì 28.4.2009

Giordano Biserni
Presidente Asaps

www.asaps.it

Il centauro di turno che avrà letto un articolo del genere si sarà sicuramente gongolato nel vittimismo estremo che caratterizza la categoria. E’ sempre una questione di punti di vista.

Io personalmente trovo molto interessante la parte conclusiva che parla delle cause di una situazione così disastrosa:

  • ampliamento del parco moto circolante: ho già ribadito come (proprio in base ai dati dell’ASAPS) si stia registrando un costante aumento di veicoli a due ruote. Se fino ad una decina di anni fa si poteva (comunque ingiustamente) ignorare il problema, oggi serve una presa di coscienza della situazione da parte di chi di dovere.
  • una componente importante di rischio è dovuta ad una rete stradale con  incredibili carenze: verisssimo. Ma non si parla solo di infrastrutture (disastrose), è proprio l’intero sistema (norme comprese) ad essere carente. I motivi? Siamo in Italia! “Ma va bene così…ci si arrangia, non diventiamo matti… fino a quando non sono costretto non muovo un dito… e chi me lo fa fare? Non stiamo a vedere il capello” E’ la mentalità all’italiana, viene accettata quando fa comodo, si critica solo quando vengono toccati gli interessi individuali perché regna’ una visione delle cose assolutamente individualistica e non sociale.
  • nella categoria stanno riaffacciandosi i cosiddetti motociclisti di “ritorno”. Per la serie “non ho (più) l’età
  • Anche l’elemento distrazione alla guida degli automobilisti (telefonini, alcol, età) contribuisce a raggiungere queste cifre da vera tragedia: verissimo anche questo. E’ evidente come la guida venga presa con estrema leggerezza. Manca la coscienza delle potenzialità letali del mezzo che si guida. Chi è al volante  spesso e volentieri pensa a tutt’altro: il cellulare, la sigaretta, il cartellone stradale, la vetrina del negozio ecc. Ma si ritorna al discorso di prima: l’individualismo estremo. Quanti padroni della strada ci sono in giro? “Faccio quello che voglio…basta che vada bene per me, spostati che devo passare” ecc e tutto quello che c’è intorno non conta. Poi c’è l’anziano col cappello (un altro discorso)…è inutile commentare perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Ma ho già ribadito più volte come PURTROPPO questa è la società che ci circonda, che piaccia o no. Qundi, visto che il mezzo a due ruote è il più soggetto ad incidenti, la logica imporrebbe una prudenza doppia da parte di chi li guida. Non sto dicendo che sia giusto, sto semplicemente basandomi sui fatti. Purtroppo però il mezzo a due ruote è anche quello che si presta maggiormente a “certi comportamenti” che molti definiscono come “maggiore libertà di movimento”. Uniamo queste due considerazioni e i risultati vengono di coseguenza.
  • A parte le cosiderazioni precendenti, diciamo le cose come stanno: Si deve aggiungere poi la potenza assurda raggiunta da molti motomezzi che possono eguagliare performances da pista. La componente velocistica è addirittura incitata da campagne pubblicitarie o copertine specialistiche che fanno venire i bollenti spiriti a molti. Apriamo e sfogliamo una qualsiasi rivista: in copertina c’è spesso una moto stradale che impenna, in velocità.
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