«Guidano “mostri” come Valentino ma loro non corrono su una pista»

Riporto un significativo articolo di una anno fa circa.

«Guidano “mostri” come Valentino ma loro non corrono su una pista»

Un bollettino di guerra, più che una statistica. Dal 1997 al 2007, secondo i dati dall’Asaps – l’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, la più rappresentativa tra quelle che si occupano di sicurezza associata alla mobilità in Italia – oltre 18mila motociclisti e ciclomotoristi hanno perso la vita sull’asfalto; mentre sono un milione quelli rimasti feriti, spesso in maniera molto grave. «Le due ruote sono il tallone d’Achille delle politiche della sicurezza stradale – spiega il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni – Anche nel 2007 (ultimo anno coperto dalle statistiche dell’Istat) si sono contate ben 1.540 vittime fra conducenti e trasportati delle moto (1.182) e dei ciclomotori (358), cui vanno aggiunti 90.551 feriti. In sostanza i veicoli a due ruote, col 19% circa del parco circolante e un 3/4% dei chilometri totali della mobilità, pagano un ticket del 30% alla mortalità. Un autentico tsunami».

Proviamo ad analizzare il mix di cause di quest’autentica strage.

«La prima è il fattore umano. Nei fine settimana e nelle stagioni calde ci si muove di più; i motociclisti sono aumentati da due milioni e 800mila di fine anni ’90 a 5 milioni. Mentre per le auto sistemi di sicurezza elettronici e patente a punti hanno prodotto dei risultati, nelle moto no».

Perché?

«Semplice: il mercato sforna bolidi paragonabili a motoGp. Vanno a 270/300 km/h, scattano da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi e già in prima raggiungono 130/140 km/h. E troppi centauri si credono dei Valentino Rossi, anche se in giro ci sono molti anonimi signori Rossi e assai pochi Valentino».

Cosa si può fare per ridurre l’indice di rischio?

La verifica periodica delle capacità di guida è un punto su cui intervenire; così come la limitazione della velocità dei veicoli,attraverso l’approvazione di norme europee. Abbiamo messo in strada dei cloni della pista, ma i “giudici di gara” in strada sono pochi, la prevenzione non c’è. I controlli sono inadeguati e poco severi: comportamenti illegali diffusi, come i fermi che vengono tolti dai ciclomotori o la targa coperta da un foulard che svolazza vanno stroncati».

Dicevamo che le regole della strada non sono quelle della pista…

«Statali e provinciali sono piene di guard-rail taglienti, segnaletiche inadeguate, asfalti pieni buche. Chi sbaglia paga in modo doloroso. Il sistema viario italiano è inadeguato e particolarmente rischioso per chi viaggia su due ruote».

Quali interventi propone?

«Detto che le infrastrutture devono migliorare, è sulla formazione, partendo dalla scuola, che si può intervenire. Ad esempio con prove pratiche all’altezza delle situazione agli esami per il patentino. Che potrebbe assumere una posizione prodromica al conseguimento della patente per l’auto. Le infrazioni gravi commesse con un ciclomotore o una moto guidabile a 16 anni potrebbero portare al ritardo di alcuni mesi nel conseguimento della patente maggiore. Anche il recupero dei punti tolti dev’essere meno facile».

C’è altro?

«Sì. Dei centauri abbiamo detto molto. Ma ci sono anche milioni di automobilisti. Molti dei quali sono poco esperti o anziani, con riflessi e movimenti rallentati. Quello degli anziani alla guida, in una società che invecchia progressivamente, è un problema serio. La patente è uno strumento indispensabile per la mobilità personale. Ma, certo, servono più controlli e un maggiore senso civico, da parte di tutti».

di Sergio Braccini

tratto da IL TIRRENO – 04 SET 2009 – pagina 06   sezione: TOSCANA

http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2009/09/04/LF6PO_LF602.html

http://www.asaps.it

Questo articolo è il classico esempio di come uno scritto può essere letto ed interpretato a seconda delle proprie convinzioni. Se il titolo può far pensare ad un massacro mediatico della categoria dei centauri, il testo assume tutt’altra connotazione. Ecco allora che il centauro di turno che leggesse un articolo del genere, sarebbe portato a rafforzare le proprie convinzioni vittimistiche e innocentistiche concetrandosi sulla parte che riguarda gli automobilisti e le infrastutture.

Ma analizziamo bene il contenuto:

– il mercato sforna bolidi paragonabili a motoGp. Vanno a 270/300 km/h, scattano da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi e già in prima raggiungono 130/140 km/h.

Ma perché il mercato sforna bolidi paragonabili a motoGp?

1) Perché c’è una richiesta. In parole povere ci sono tanti aspiranti Valentino Rossi che li richiedono. Viviamo in un sistema capitalistico e le aziende  puntano a vendere. La quantità di bolidi presenti sulle strade è evidente ed in continuo aumento. La logica e il buon senso direbbero che tali bolidi dovrebbero essere usati solo in pista ma sappiamo perfettamente che non è così. Il risultato è che spesso e volentieri vengono utilizzati su strada come se fosse una pista e le conseguenze  sono descritte nell’articolo.

2) Le istituzioni non tentano di arginare il problema. Non è una questione che riguarda solo le moto. Parilamo pure anche di Ferrari, Lamborghini, Porsche ecc. E’ un evidente controsenso permettere di produrre bolidi del genere consentendo di circolare liberamente su strada e scaricando la moderazione al buon senso di chi guida. Anche a me piacciono le Ferrari, piacciono le corse, piacciono le auto sportive, ma non mi nascondo certo dietro ad un dito. Non ha senso. Chi guida certe auto non rispetterà mai i limiti di velocità, si sentirà al di sopra del codice. Quante volte viaggiando in autostrada arriva sulla 3a corsia il bolide (auto o moto) a oltre 200/250 all’ora? Del resto chi comprerebbe una Ferrari per andare ai 130? O ai 50 in città? E inverosimile. Il problema del rumore va di conseguenza alla potenza delle suddette. E’ evidente che ci sia una sorta di tacito accordo o qualcosa del genere. Comunque le istituzioni non assumono la dovuta presa di posizione. Il motivo? Posso solo supporre che ci siano da una parte dei notevoli interessi commerciali e soprattutto dall’altra la solita mentalità all italiana. Per cui “non si dovrebbe”, “non si potrebbe”, “non ha senso”…ma chiudiamo un occhio perché ci sono tanti appassionati (meglio non stuzzicare). Poi abbiamo prova tangibile di che tipologia di persone verrebbe coinvolta (vd. CM nel caso Narni), ci sarebbe una sommossa popolare all’insegna del vittimismo, della limitazione della libertà ecc. Un giorno affronterò il tema della libertà, perché è un concetto che troppo spesso viene tirato fuori solo quando fa comodo. In definitiva, per un motivo o per un altro le istituzioni ignorano e non affrontano il problema della vendita di certi bolidi (2 o 4 ruote che siano) per uso stradale: ponendo divieti si corre il rischio di diventare impopolari!

C’ è comunque da considerare un fattore non secondario: se i bolidi a 4 ruote sono più o meno “rari”, o comunque non comuni, per ovvie ragioni economiche, il numero dei bolidi a 2 ruote è infinitamente superiore ed in continua crescita. Per cui, se da una parte (4 ruote) è comprensibile (ma non giustificabile) che il problema non venga affrontato, dall’altra NON E’ ASSOLUTAMENTE AMMISSIBILE che non ci sia una presa di posizione da parte di chi di dovere anche a discapito degli interessi economici delle aziende produttrici e delle posizioni degli appassionati.

E troppi centauri si credono dei Valentino Rossi, anche se in giro ci sono molti anonimi signori Rossi e assai pochi Valentino.

Diplomazia? Capisco bene che chi ricopre una carica istituzionale non possa spingersi in là più di tanto con le dichiarazioni. Ma io non ricopro nessuna carica, parlo per me, e mi permetto di affermare che non posso proprio essere d’accordo. Certo è una mia valutazione, non ho dati oggettivi per stabilire quanti rientrino in una categoria o nell’altra, mi baso sulla mia personale esperienza quotidiana. Che ci siano dei comuni signor Rossi,  è innegabile (magari sono anche numerosi), ma che ci siano assai pochi Valentino proprio no! Ad ogni modo diciamolo pure: il fenomeno Valentino Rossi non aiuta certo ad arginare il problema. La responsabilità non è certo dello stesso Valentino, ma del sistema mediatico che lo osanna come un modello da seguire senza considerare i conseguenti comportamenti dei molti che si sentono suoi emuli. Ma quello dei media è un altro argomento specifico che non mancherò di trattare a suo tempo.

La verifica periodica delle capacità di guida è un punto su cui intervenire; così come la limitazione della velocità dei veicoli, attraverso l’approvazione di norme europee. Abbiamo messo in strada dei cloni della pista, ma i “giudici di gara” in strada sono pochi, la prevenzione non c’è. I controlli sono inadeguati e poco severi: comportamenti illegali diffusi, come i fermi che vengono tolti dai ciclomotori o la targa coperta da un foulard che svolazza vanno stroncati».

Purtroppo è la triste realtà.

«Statali e provinciali sono piene di guard-rail taglienti, segnaletiche inadeguate, asfalti pieni buche. Chi sbaglia paga in modo doloroso. Il sistema viario italiano è inadeguato e particolarmente rischioso per chi viaggia su due ruote».

Mi sembra innegabile. Quindi? Che facciamo? Se le condizioni sono queste, nell’attesa che qualche santo migliori le infrastrutture,  il buon senso non direbbe di usare maggire accortezza? Procedendo a velocità moderata le buche non sono perfettamente evitabili e i guard-rail idem? La strada non è una pista, non ci sono i commissari che controllano che il manto sia in condizioni ottimali. Spesso è un colabrodo. E’ un problema tanto per i motocicli, quanto per i ciclomotori quanto per i velocipedi. Chissà perché i problemi maggiori li hanno i centauri?

Ma ci sono anche milioni di automobilisti. Molti dei quali sono poco esperti o anziani, con riflessi e movimenti rallentati. Quello degli anziani alla guida, in una società che invecchia progressivamente, è un problema serio. La patente è uno strumento indispensabile per la mobilità personale. Ma, certo, servono più controlli e un maggiore senso civico, da parte di tutti».

Altrettanto innegabile. Qundi? Cosa facciamo? Non li facciamo più guidare? Sul fatto che siano dei pericoli pubblici non mi sembra che ci sia nulla da dire. Ma questa è la società. La strada è di tutti, non è fatta per correre o per divertirsi. E’ fatta per consentire la mobilità. Quindi o si creano delle alternative oppure si continua così. Sta di fatto che basterebbe usare del buon senso all’insegna della civile convivenza per evitare molti problemi. E non mi si venga a dire che in tutti gli incidenti nei quali sono stati coinvolti dei centauri (vd dati dell’articolo) la responsabilità è solo ed esclusivamente degli altri. Perché si può anche avere la precedenza e tutte le ragioni del mondo ma ciò non toglie che non si debba usare sempre e comunque il buon senso. L’anziano imbranato lo si riconosce a chilometri, il teppista su 4 ruote idem ecc. Poi il disgraziato che taglia la strada purtroppo ci sarà sempre tanto su due che su quattro ruote. Per cui non dico che non ci siano casi in cui purtroppo l’incidente sia inevitabile, ma sostengo che si tratti di un numero molto più limitato. Con un po’ di prudenza ci si impiegherà sicuramente un po’ di più a percorrere lo stesso tratto, ma ci sono infinite possibilità in più di arrivare a destinazione sani e salvi.

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3 thoughts on “«Guidano “mostri” come Valentino ma loro non corrono su una pista»

  1. La triste realta è che i controlli sono praticamente inesistenti da parte delle forze dell’ordine e che abbiamo una percentuale della popolazione gradassa e frustrata che si sfoga mettendo a repentaglio anche la vita altrui. [parte di commento censurato perché considerato eccessivamente offensivo e non in linea con la politica del blog]. IL problema principale rimane secondo me la mancanza di controlli da parte delle nostre pigre forze dell’ordine.

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