“Moto troppo pericolose” Allarme dall’Aci-Censis

Un articolo un po’ datato (lug 2006) tratto da http://www.repubblica.it ma attuale più che mai.

Il 60% degli utenti infrange il Codice. In 10 anni il numero dei morti è aumentato del 31,9 % e quello dei feriti del 46,9%. Un quadro preoccupante

La fotografia è chiarissima, per certi versi preoccupante: gli automobilisti italiani ormai sono quasi tutti motociclisti. Ma quando viaggiano su due ruote diventano incredibilmente trasgressivi (il 60% infrange il Codice della Strada) e possessivi (nella stragrande maggioranza dei casi il proprietari è anche l’utilizzatore unico del mezzo). In più per gli incidenti ormai è allarme rosso: in 10 anni il numero dei morti è aumentato del 31,9 per cento e quello dei feriti del 46,9%. Sono questi i dati dell’ottavo rapporto Aci-Censi che come consuetudine fotografa il sistema mobilità italiano.
“Non possiamo continuare così – spiega Franco Lucchesi, presidente dell’Aci – non possiamo continuare a pagare un tributo di sangue così importante. Dobbiamo fare assolutamente qualcosa”.

Il Rapporto Aci Censis, insomma lancia l’allarme: il sistema trasporto non funziona e l’interazione fra auto e moto diventa sempre più pericoloso. Non a caso il tema di questa ricerca è “Italiani anfibi nell’acquisto e nell’utilizzo di auto e moto” e non a caso oggi nel quartier generale dell’Aci erano presenti le massime autorità motociclistiche mondiali (Guidalberto Guidi, presidente Ancma, l’associazione dei costruttori, Paolo Sesti presidente Federazione Motociclistica Italiana, Francesco Zerbi, Federation Internationale de Motocyclisme). Il problema, dunque, in qualche modo sono proprio le due ruote.

“Crescono le moto, spiega ancora il presidente Lucchesi, diminuiscono i cinquantini, ma in tutti i casi si va verso un atteggiamento di irrinunciabilità della moto, che oggi viene vista come molto più importante dell’auto e come uno strumento fondamentale per l’esigenza della mobilità cittadina. Addirittura, racconta ancora Lucchesi, il 76% della mobilità delle due ruote avviene in città e chi ha le due ruote non si converte ai mezzi pubblici in nessun modo: addirittura 9 su 10 non rinuncerebbe mai a lasciare la moto anche se il mezzo pubblico avesse un servizio efficientissimo”.

La ricerca però va anche oltre. E racconta come le infrazioni degli utenti delle due ruote siano ormai la norma: sorpasso a destra, passaggio con il rosso, mancato uso del casco, mancato uso della freccia, sono le infrazioni più frequenti. Napoli è risultata la città più trasgressiva: appena l’11,4% degli intervistati ha ammesso di non aver mai commesso nessuna infrazione. Verona la città più virtuosa (il 79,6% dichiara di non commettere infrazioni. Al secondo posto Roma, al terzo Palermo.

Il problema più grave, però riguarda la sicurezza. Ed è lo stesso Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclisti ha rispondere al grido di allarme di Franco Lucchesi. “Oggi – spiega Sesti – in Italia abbiamo 9,8 milioni di moto e siamo il primo mercato europeo. Ma i 34 milioni di automobilisti sono all’origine del 50% della mortalità sulle strade, mentre meno di 10 milioni di motociclisti sono all’origine del 26,2 per cento del totale delle vittime. Muoversi in moto, insomma, è 7/8 volte più pericoloso che muoversi in auto”. E dopo aver snocciolato tutte le iniziative a favore della sicurezza stradale (dai corsi di educazione nelle scuole alle campagne stampa), il presidente però ammette: “Tutto quello che facciamo non basta. Così in visto del traguardo imposto dalla Ue (ridurre del 50% il numero dei morti entro il 2010) vogliamo aprire un tavolo tecnico con i costruttori di moto e scooter per dare vita a nuove iniziative”.

Vedremo. Intanto oggi ci troviamo, per la prima volta, ad una svolta storica: costruttori e associazioni delle due ruote ammettono quello che per anni hanno tenuto nascosto. In moto si muore.

di VINCENZO BORGOMEO

(7 luglio 2006)

http://www.repubblica.it/2006/07/motori/luglio-2006/aci-censis-2006/aci-censis-2006.html

Dopo 4 anni la situazione non solo non è migliorata, ma è precipitata. Si può fare qualcosa oppure no? Quanto ancora si può ancora andare avanti negando l’evidenza e accettando a priori le vittime della strada? “ridurre del 50% il numero dei morti entro il 2010″? E come se nessuno ha fatto nulla! Oggi siamo nel 2010 e non mi risulta che l’obiettivo sia stato neanche lontanamente centrato. E questo perché? Perchè si accetta passivamente la situazione. E’ ora di dire BASTA! E’ ora che qualcuno si svegli! Ci vuole il pugno di ferro: controlli, multe a raffica e tanta, tantissima formazione efficace sulle nuove generazioni. Basta polemiche sull’autovelox, basta polemiche sulle norme restrittive. I risultati della tolleranza e del “chiudere un occhio” sono sotto gli occhi di tutti. BASTA!

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