Sullo Spino le moto sfrecciano a velocità pazzesche, tutti vogliono imitare Valentino Rossi

Tratto da Saturno Notizie (09-09-2009)

Uno ha cercato di scusarsi dicendo che l’affitto dei circuiti costa troppo. E che quindi si è costretti a correre per le strade. Un altro si è chiesto come si fa, sopra simili bolidi da 500 o 1000 cavalli di cilindrata, a rispettare il limite di 70 chilometri all’ora. Fatto sta che un gruppo di centauri fiorentini sfrecciava sulla strada dello Spino, in Valtiberina, a velocità da circuito motociclistico.

Gli uomini del Nos del Corpo Forestale dello Stato di Arezzo li hanno sorpresi poco prima della frazione di Montalone: li hanno filmati mentre percorrevano a folle velocità dei rettilinei contromano, mentre tagliavano delle di netto le curve, piegando fino a toccare l’asfalto con la saponetta della tuta. Una protezione al ginocchio utile in caso di caduta, ma che solo i piloti del Motomondiale portano sino a toccare a terra durante le curve. Quando gli agenti della Forestale hanno intimato l’alt ai motociclisti fiorentini, benché la pattuglia fosse posizionata in fondo ad un lungo rettilineo, questi hanno faticato molto a fermarsi per la velocità a cui stavano procedendo. Ci sono voluti fischi di freni e di gomme per riuscire ad arrestare la moto in corrispondenza della paletta mostrata dai militari. Dopo aver accampato le suddette e fantasiose scuse, i centauri indisciplinati hanno dovuto subire la mano pesante degli agenti: una pioggia di sanzioni amministrative, decine di punti decurtati, quattro patenti ritirate. Questo per quanto riguarda i motociclisti che hanno risposto all’alt e si sono fermati. Altri, un po’ per la velocità troppo sostenuta, un po’ perché volevano sfuggire alle punizioni sicuramente pesanti che i Forestali avrebbero inflitto loro, non si sono fermati. Hanno tirato di lungo, continuando a correre, forse più di prima. Non una grande idea, visto che ora rischiano delle sanzioni peggiori rispetto a quelle riservate ai loro amici. Grazie ai filmati, i Forestali li hanno riconosciuti e adesso sono stati segnalati all’autorità giudiziaria. Per loro si potrebbe anche aprire la porta della denuncia penale per resistenza a pubblico ufficiale, visto che non hanno risposto alla paletta alzata degli agenti. In totale, nel corso di qualche ora di pattugliamento nel fine settimana, i militari hanno comminato 25 sanzioni amministrative. Da oltre due mesi il Nucleo operativo speciale della Guardia Forestale sta pattugliando la via dello Spino, che deve tornare ad essere conosciuto per le corse e per la velocità solo quando si tiene l’annuale cronoscalata, che richiama sulla strada tanti appassionati. Ogni fine settimana i militari si piazzano lungo lo Spino con i loro mezzi tecnologici, dichiarando guerra ai centauri che scambiano la strada per un circuito adibito alle corse. Mettendo in pericolo l’incolumità propria, degli altri utenti della strada, ma anche di chi lungo quella strada ci abita. Basta sincerarsi delle tante lapidi che punteggiano il tragitto dello Spino; monumenti che ricordano vite spezzate nel fiore degli anni a causa di terribili incidenti stradali: l’ultimo, in ordine di tempo, Luca Donati. Scomparso il 16 agosto scorso

http://www.saturnonotizie.it/notizie/leggi/13430/

Uno ha cercato di scusarsi dicendo che l’affitto dei circuiti costa troppo.

Ooh! Viva la sincerità! Ogni tanto qualcuno ha il coraggio di ammetterlo. Personalmente preferisco chi parla chiaro e non si nasconde dietro a “non è vero niente“, “è tutta colpa degli automobilisti“, “ma che male ti fanno”, “sono solo eccezioni” ecc. Non li giustifico assolutamente, anzi, ma, come ho già scritto in passato, apprezzo molto l’onestà.

E che quindi si è costretti a correre per le strade.

E qui arriviamo al dunque. “Siamo costretti“? Sì, nel mondo delle due ruote c’è la convinzione che la passione per le due ruote sia una sorta di religione o qualcosa del genere, una realtà superiore, un qualcosa di trascendentale, che va assolutamente assecondata. Facendo un parallelismo con il mondo del calcio è un qualcosa del tipo: “A Roma nun è ‘na squadra, è ‘na religggione” (con tutto il rispetto e la simpatia per i tifosi giallorossi). Quindi ci sarebbe questa vocazione spirituale che imporrebbe loro di sfogarsi correndo su due ruote. E siccome è un qualcosa di assoluto e superiore… cosa volete che sia il codice della strada, il buon senso, il rispetto per gli altri e altri aspetti del tutto trascurabili ed insignificanti? Quanti commenti ho ricevuto del tipo “Tu non potrai mai capire la passione per la moto” e altre perle di questo livello?! A costoro ho già risposto con un post di qualche tempo addietro dal titolo “La moto… che passione

Un altro si è chiesto come si fa, sopra simili bolidi da 500 o 1000 cavalli di cilindrata, a rispettare il limite di 70 chilometri all’ora.

Sono frequentissime anche perle di questo genere! La risposta mi sembra così scontata, evidente, lampante che mi viene perfino difficile esprimerla. Mi rifaccio al post Rumore e sigarette: una evidente analogia dove mi riferivo esclusivamente al rumore. Ma anche nel caso della guida pericolosa il discorso non cambia: non è colpa loro, non è cattiveria, è semplicemente che NON CAPISCONO. Non capiscono che viviamo in una collettività. Non capiscono che ogni membro della colelttività ha esigenze e punti di vista propri, spesso contrastanti con quelli degli altri. Non capiscono che per consentire una pacifica convivenza, proprio a causa di questa eterogeneità di punti di vista, di modi di pensare, di esigenze, di criteri personali, sono necessarie delle norme, delle leggi, delle regole oggettive stabilite dalla stessa collettività attraverso i propri rappresentanti nelle diverse sedi istituzionali. Non capiscono che per vivere in una comunità è necessario osservare tali regole. Non capiscono che se le regole appaiono inadeguate è necessario discuterle nelle sedi opportune e non fare di testa propria e decidere per sè e per gli altri. Perché FORSE può sfuggire qualche dettaglio, possono sfuggire le motivazioni per le quali sia stato necessario adottare una determinata regola. NON CAPISCONO e quindi si ergono a livello di giudici supremi. Stabiliscono che una regola è inadeguata e che si può non osservarla. Ma su quali basi e criteri? Ovviamente sui loro personali. E’ il solito discorso della civiltà individualistica che avanza: basta che vada bene per me, poi degli altri non mi interessa! Perché i centauri (ma non solo loro) sono portati a fare gruppo? A parte il discorso del lato animalesco  insito nell’uomo per natura e di tutti i risvolti psicologici connessi (vd. potenza del motore manifestata dal rombo ecc), c’è anche un discorso meno istintivo e più razionale. Si tratta di alleanze strategiche per condividere appunto interessi personali. Ma attenzione, c’è sempre l’individualismo alla base di tutto. Il gruppo è importante perchè dà forza all’individuo. Internet è pieno di forum e blog e siti di appassionati. Si cercano, si trovano e condividono una passione. Ma nello steso tempo creano una o più sotto-comunità con delle regole proprie. Gli interessi sono più o meno comuni e si danno forza e sostegno a vicenda in base ad interessi condivisi (il famoso “l’unione fa la forza”). Fin qui nulla di male. Il problema nasce quando le regole (scritte, ma spesso tacite) di queste sotto-comunità si scontrano con quelle ufficiali della comunità intera. Il gruppo/sotto-comunità in questo caso, proprio grazie al numero considerevole di individui, può fare la voce grossa. Voce grossa significa meno potere da parte delle istituzioni e delle autorità che quindi sono portate ad essere più … tolleranti. E’ esattamente quello che sta avvenendo. Certo qualcuno potrà fare presente i vari controlli o blitz da parte delle forse dell’ordine, ma io sostengo che si tratti di eventi del tutto occasionali e i motivi li ho già citati più volte.

Alla luce di tutto ciò,  ritorno alla domanda iniziale: come si fa, sopra simili bolidi da 500 o 1000 cavalli di cilindrata, a rispettare il limite di 70 chilometri all’ora? Nonostante la domanda sembri assolutamente folle, nasconde comunque uno spunto interessante. Perché la legge consente la vendita e la circolazione con mezzi da pista su strade normali? Il mercato evidentemente le richiede, se il mercato le richiede, le aziende le producono e le vendono. Ha senso? Non dovrebbe essere lo Stato ad intervenire? O continuieremo, nonostante le stragi sulle strade (vd. “Guidano mostri come Valentino ma loro non corrono su pista“) a fare finta di nulla? Le aziende non si pongono il problema sostenendo che la responsabilità è di come vengono usate. Un po’ come chi produce armi. La colpa non è di chi le produce, ma di chi le usa o qualcosa del genere. Ma se poi armi o bolidi che siano (2 o 4 ruote) vengono vendute a cani e porci, su che basi ci si può attendere un utilizzo corretto?

Detto questo è evidente che la strada non è presa per quello che è, cioè uno strumento per spostarsi da un punto a ad un punto b, ma come parco dei divertimenti. E le cose peggioreranno sempre di più. Quando si prenderà coscienza del problema e lo si affronterà con serietà per risolverlo anche a costo di diventare impopolari?


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