Mal di moto

In un  commento ad un post  (Facebook – NO – Motociclisti indisciplinati) viene fatto riferimento ad un  articolo che trovo tanto interessante per la veridicità dei fatti, quanto inquietante per i tristi contenuti. Vorrei proporne la lettura a tutti (pro e contro centauri) per invitare a guardare in faccia la realtà. Un ringraziamento a Carlo per la segnalazione.

Si tratta di un articolo di fine 2008 tratto da Il Mattino di Padova dal titolo “Di moto e scooter si muore”

Definita la situazione sulle strade in merito all’incidentalità dei dueruotisti, che penso non trovi obiezioni da nessuna parte (pro e contro) rimane da definire quali siano le reali cause di un quadro così drammatico. Non faccio fatica ad ipotizzare la posizione dei centauri in merito per i quali la colpa è da attribuire principalemte a:

  • automobilisti incuranti delle due ruote
  • manto stradale in pessime condizioni (comprese buche, tombini, binari ecc)

Sono cause innegabili. Ma secondo me manca la causa principale:

  • incoscienza dei centauri

Su come guida la gente (auto, furgoni, camion e anche biciclette) mi sembra ci sia poco da discutere, il panorama è drammatico. Spesso chi guida pensa a tutt’altro che alla strada.

Sulle condizioni del manto stradale, idem, c’è poco da dire, spesso è disastroso.

Su come spesso e volentieri guidano i centauri… eh qui ce n’è da dire! Io continuo a sostenere che presi dall’ebrezza della passione e di quella che loro definiscono “libertà di movimento”, della quale tutti gli altri a dir loro sarebbero invidiosi, spesso si dimenticano di non essere invulnerabili e si lanciano in manovre a dir poco azzardate. Io la definisco incoscienza. Cioè il non essere coscienti di:

  • contesto nel quale ci si trova
  • ciò che si sta facendo
  • perchè lo si sta facendo
  • conseguenze che questo può comportare a sè stessi ed agli altri

Per costoro la risposta a tutto è “la passione”. Ho letto di commenti di centauri che contemplano poeticamente la possibilità di incontrare dietro ad ogni curva, la “Signora di nero vestita” o qualcosa del genere. Non entro nel merito della questione perché mi sembra assurdo. Torno invece al discorso delle cause degli incidenti. Domando per l’ennesima volta: siamo proprio sicuri che la colpa sia sempre e solo degli automobilisti distratti? Siamo proprio sicuri che non sarebbe più opportuno una guida più accorta per prevenire errori propri ed altrui in modo da avere molte più probabilità di giungere a destinazione sani e salvi? Sappiamo bene che gli imprevisti ci sono. E’ innegabile. Se un ubriaco o un drogato guida contromano a 200 Km all’ora c’è poco da fare in moto, in auto, in bicicletta e a piedi. Ma dei numeri così sconvolgenti come quelli riportati nell’articolo e nel sito dell’Asaps, non possono emergere solo da eventi imprevedibili. Io sono convinto che molti incidenti si potrebbero evitare se chi è più vulnerabile non si comportasse da scriteriato e mettesse del buon senso dove non lo mettono gli altri. Il più classico degli incidenti è l’automobilista incurante che taglia la strada e travolge un centauro. E’ l’aneddoto per antonomasia riportato dai centauri per testimoniare la loro cronica posizione vittimistica. Io non nego assolutamente che questo avvenga. Ma sostengo anche che:

  • spesso il centauro sbuca dal nulla a velocità …diciamo “non propriamente rispettose del codice”
  • non sono gli unici ai quali viene tagliata la strada
  • anche loro tagliano la strada

Parlando di vulnerabilità propongo quindi un parallelo con chi è ancora più vulnerabile dei motociclisti e mi riferisco ai pedoni. Parliamo di pedoni che attraversano la strada nei pressi delle strisce pedonali. Sappiamo che chi attraversa sulle strisce, secondo il codice della strada ha la precedenza. La realtà dei fatti dice invece che questo spesso non avviene, il traffico (auto, camion, furgoni e moto) si prende la precedenza anche se non ne avrebbe diritto. Questo non è giusto, è un malcostume, tipicamente mediterraneo, ma è un dato di fatto. I pedoni in genere sono perfettamente coscienti di questo problema e tendono a non avvalersi del diritto di precedenza. Questo perché sono coscienti del pericolo e rischiano la vita. Quindi anche se tecnicamente potrebbero attraversare la strada, si fermano e attendono che, per grazia ricevuta, qualcuno si fermi per farli passare. Prima che il lettore di questo post cominci a polemizzare, preciso che sto facendo un discorso generico e che ci sono delle eccezioni: c’è chi non attraversa sulle strisce, chi lo fa ma spunta dal nulla ecc. Quello che desidero sottolineare è che quando qualcuno per caso si ferma per far passare un pedone sulle strisce pedonali capita spesso che questo, nonostante abbia la precedenza e si sia dovuto fermare, ringrazi il conducente che osserva la precedenza quasi fosse un atto di cortesia e non un atto dovuto. E’ assurdo ma è così. La società è questa, una società incivile che non si rende conto del livello di dissolutezza morale dalla quale è affetta (e non mi riferisco solo al traffico). Mi sembra semplice: se chi guida non mette buon senso, lo deve mettere il pedone, perché tra i due non c’è dubbio su chi avrebbe la peggio. Certo il pedone non ha “la passione” di attraversare la strada, lo fa semplicemente perché deve spostarsi da un lato all’altro e può quindi valutare lucidamente, con un briciolo di buon senso, la possibilità di fermarsi e rimanere incolume o di attraversare con elevate probabilità di venire investito.

Purtroppo invece, e lo dico perché è una questione che tocco con mano ogni giorno, di buon senso nella categoria dei centauri ce n’è veramente molto poco. Ma d’altro canto è comprensibile: loro hanno “la passione!”

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3 thoughts on “Mal di moto

  1. andate a leggere http://www.sicurmoto.it/2010/05/17/roma-due-ruote-a-rischio-secondo-lo-studio-dellaci/

    “Gli incidenti sulle due ruote
    L’indagine – condotta attraverso l’analisi dei dati statistici sugli incidenti stradali, l’intervista di conducenti delle due ruote e l’osservazione in strada dei comportamenti di guida – ha evidenziato che i centauri romani utilizzano le due ruote prevalentemente per spostamenti sistematici (casa-scuola, casa-lavoro), sono per due terzi uomini e un terzo donne e si concentrano nella fascia d’età 16 – 49 anni. Sono però i giovani, soprattutto uomini, le categorie più a rischio.
    Oltre la metà dei conducenti di veicoli a due ruote intervistati (55%) ha riportato almeno un incidente ed un terzo più di uno. Il 67% degli incidentati è rimasto ferito. Le parti che più frequentemente si feriscono sono gambe e braccia.
    Le tipologie di incidente più ricorrenti sono la scivolata (34,8%), seguita da scontro laterale e tamponamento posteriore.
    Le cattive abitudini
    L’indagine ha evidenziato alcune cattive abitudini dei conducenti delle due ruote:
    l’87,7% degli intervistati si incunea tra i veicoli nelle soste di marcia;
    l’82,7% zigzaga fra i veicoli in marcia;
    il 78,3% oltrepassa la linea continua;
    un terzo dei motociclisti osservati invade la corsia opposta di marcia per superare i veicoli in coda al semaforo;
    1 moto su 2 non aziona la freccia cambiando corsia;
    1 moto su 3 zigzaga tra i veicoli in marcia.
    I centauri intervistati considerano le buche nel manto stradale (95%) ed i tombini (84%) i fattori ambientali più pericolosi per la circolazione con veicoli a due ruote.
    Il 33% degli intervistati ha ricevuto almeno una multa nell’ultimo anno a Roma ed in proporzione, le donne risultano essere state multate più degli uomini.
    Le multe più frequenti riguardano:
    sosta vietata, guida su corsia preferenziale o su marciapiede, eccesso di velocità, inosservanza del rosso, mancato rispetto della precedenza, guida senza patente, mancato uso del casco.
    Un comportamento rischioso emerso è la mancata sostituzione del casco dopo un incidente (80% degli intervistati), infatti anche in caso di impatto leggero ed in assenza di apparenti segni di danneggiamento, il casco potrebbe comunque rivelarsi inadeguato a proteggere la testa in caso di ulteriori futuri incidenti.”

    valutati tutti questi rischi e tutte queste statistiche, uno che si mette in sella a una moto non è molto furbo…
    piuttosto: è TRASGRESSIVO e quindi pericoloso, come annunciato da “alcune cattive abitudini dei conducenti delle due ruote”

  2. Chiunque abbia la patente di guida è obbligato a essere in grado di parare gli errori degli altri, mantenendo distanze di sicurezza, mantenendo velocità adeguate, rispettando le precedenze, prevedendo il sufficiente margine di sicurezza necessario ad affrontare gli imprevisti quando sbagliano gli altri, utile anche per correggere i possibili errori propri.

  3. Il testo seguente è nella metà di sinistra della terza pagina (la n° 28) di http://www.altroconsumo.it/sicurezza-stradale/20100601/sicurezza-stradale-slalom-tra-i-rischi-Attach_s277673.pdf

    Non è solo colpa della strada, spesso è il comportamento alla guida a metterci a rischio, soprattutto sulla due ruote.
    Un corretto stile di guida, soprattutto in città, è la migliore strategia per ogni centauro per evitare rischi.
    Alcuni comportamenti, tipicamente scorretti, quando si verificano in luoghi della strada a rischio diventano molto pericolosi.
    Ecco quali sono le principali imprudenze in motocicletta.
    SVOLTE A RISCHIO
    Gli incroci sono tra i punti più pericolosi della strada, ma i motociclisti tendono ad affrontarli a velocità elevata. Il rischio aumenta soprattutto in caso di svolta.
    Se la visibilità non è buona, cresce la possibilità di avere incidenti con i pedoni.
    USO DELLE CORSIE RISERVATE
    In città è la norma: moto e motorini sfrecciano nelle corsie preferenziali, riservate a tram, taxi e bus.
    Spesso queste corsie, rese più pericolose dalle rotaie, sono utilizzate per sorpassare ad alta velocità i veicoli incolonnati.
    In più, il sorpasso degli autobus ai semafori impone ai conducenti di frenare bruscamente se scatta il rosso.
    SORPASSI AZZARDATI
    Su strade a doppio senso di marcia una delle manovre più azzardate è il sorpasso mentre nell’altro verso è in arrivo un altro veicolo.
    I motociclisti confidano nel ridotto ingombro del loro mezzo, sottovalutano i rischi e concentrano tutta l’attenzione solo su questa manovra spericolata.
    Il rischio di temponamento è elevato.
    ANDAMENTO A SLALOM
    In città la guida in moto è spesso a slalom tra gli altri veicoli.
    Inoltre i motociclisti utilizzano di frequente percorsi alternativi proibiti (come marciapiedi, piste ciclabili…), cogliendo di sorpresa altri utenti, come ciclisti e pedoni.
    SCATTO AI SEMAFORI
    Tre volte più degli automobilisti, i motociclisti scattano al semaforo prima che il segnale sia verde.
    Questo è un comune fattore di rischio per l’incidente agli incroci.
    Di fronte al semaforo giallo, poi, un tipico atteggiamento è accelerare per superare l’incrocio prima che scatti il rosso.
    Ciò aumenta anche il rischio di investire pedoni.
    FRECCE E LUCI DIMENTICATE
    I ciclomotori in particolare fanno bruschi cambi di direzione senza utilizzare le frecce di direzione.
    Queste manovre sorprendono gli altri veicoli, costringendoli a scartare.
    Lo stesso viene fatto da parte degli automobilisti nei confronti delle moto, ma succede circa cinque volte di meno.
    Il rischio aumenta se non si usano gli specchietti retrovisori.

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