Stop alle scorribande in moto sul Bracco

Il passo del Bracco (Liguria, tra Genova e La Spezia) è uno dei punti più caldi in assoluto dal punto di vista delle problematiche di convivenza tra i residenti e i dueruotisti.

Siccome è una tipologia di strada che conosco molto bene, ne conosco altrettanto bene le problematiche che vivo quaotidianamente sulla mia pelle e che mi hanno spinto ad aprire questo blog. Ma la situazione è ben descritta dalle cronache locali, c’è un’ampia documentazione in materia, non c’è bisogno che io aggiunga nulla anche perché sarei ovviamente di parte. Invito quindi a fare qualche ricerca in internet. Si può provare per esempio ad inserire “Passo del Bracco” come parola chiave in un motore di ricerca come Google . Casualmente,  dovrebbero comparire nelle prime posizioni numerosi richiami al mondo delle due ruote (a motore). Si potrebbe provare a fare la stessa cosa con le immagini. Altrettanto stranamente, invece di comparire immagini paesaggistiche che esaltino le bellezze naturali del luogo, compaiono foto che ritraggono motociclette. Sarà un caso? No. Il passo del Bracco è una sorta di luogo di culto per i motociclisti. E allora? Cosa c’è di male? In teoria nulla, se non vivessi il problema sulla mia pelle, probabilmente farei fatica io stesso a capirlo. In realtà chi abita in questi luoghi di problemi ne ha molti a causa della difficile convivenza con i centauri.

Ecco un articolo di un mese fa tratto dal Secolo XIX dal titolo “Stop alle scorribande in moto sul Bracco

Non mi addentro nell’articolo già abbastanza eloquente, ma se non apparisse come tale, invito a leggere anche un altro articolo tratto questa volta da La Repubblica “Strage di moto sul Bracco raffica di multe e sequestri”

Vorrei discutere invece sui commenti all’articolo del Secolo XIX. Quando li ho letti ero tra l’incredulo ed il commosso, mi ero quasi convinto che ci fosse una congiura ai danni dei centauri. Poverini, vittime di persecuzioni ingiustificate! Premesso che per fortuna c’è libertà di espressione e che ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, anche vittimistiche, ribadisco, come ho già fatto più volte, che non c’è nessuno più sordo di chi non vuole sentire e  pretende che il mondo ragioni in base ai propri parametri personali.

Allora, con una discreta dose di presunzione, questa volta, invece di citare testi altrui, mi cito da solo:

[…] I motociclisti possono anche continuare a sentirsi offesi e presi di mira dalle autorità, dai media …. e anche da me, ma nessuno di loro si chiede mai se forse, in fondo in fondo , non ci sia qualcosa di vero? Oltre ad essere affetta da vittimismo sfrenato la categoria sembra completamente immune da un qualunque senso di autocritica. Ma certo… mi correggo subito (altrimenti si offendono), non generalizziamo! Ovviamente non tutti. Ma siamo veramente sicuri che sia sempre colpa degli altri o delle solite eccezioni? E se fosse il contrario? Se non fossero eccezioni, ma la regola?

Quindi per costoro il vero problema sono i media che battono a raffica su di loro facendoli passare per dei teppisti. Sono le forze dell’ordine che sono prevenute e ce l’hanno solo con loro,  ecc. Potremmo discutere all’infinito, ma non se ne verrà mai a capo: non c’è nessuno più sordo di chi non vuole sentire!

(tratto da Narni: motociclisti indisciplinati lungo le strade del territorio, e le multe fioccano”)

E non contento cito anche un altro mio commento

“Non è colpa loro, non è cattiveria, è semplicemente che NON CAPISCONO. Non capiscono che viviamo in una collettività. Non capiscono che ogni membro della colelttività ha esigenze e punti di vista propri, spesso contrastanti con quelli degli altri. Non capiscono che per consentire una pacifica convivenza, proprio a causa di questa eterogeneità di punti di vista, di modi di pensare, di esigenze, di criteri personali, sono necessarie delle norme, delle leggi, delle regole oggettive stabilite dalla stessa collettività attraverso i propri rappresentanti nelle diverse sedi istituzionali. Non capiscono che per vivere in una comunità è necessario osservare tali regole. Non capiscono che se le regole appaiono inadeguate è necessario discuterle nelle sedi opportune e non fare di testa propria e decidere per sè e per gli altri. Perché FORSE può sfuggire qualche dettaglio, possono sfuggire le motivazioni per le quali sia stato necessario adottare una determinata regola. NON CAPISCONO e quindi si ergono a livello di giudici supremi. Stabiliscono che una regola è inadeguata e che si può non osservarla. Ma su quali basi e criteri? Ovviamente sui loro personali. E’ il solito discorso della società individualistica che avanza: basta che vada bene per me, poi degli altri non mi interessa!

(tratto da: “Sullo Spino le moto sfrecciano a velocità pazzesche, tutti vogliono imitare Valentino Rossi

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