La vergogna del Passo del Bracco – L’allarme del Comitato che vuole difendere la sicurezza su quel “santuario” dei motociclisti

Oggi torno ad occuparmi di una zona fra le più martoriate dai centauri incivili, anzi, credo senza dubbio che sia la più martoriata in assoluto in Italia. Sto parlando del Passo del Bracco.

La situazione è a dir poco raccapricciante, tanto da spingere i residenti (almeno i più coraggiosi) a riunirsi in un comitato (Colline del Bracco) che si faccia portavoce dell’intera comunità. Il comitato cerca dunque di porre all’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica un problema del quale si è trattato spesso in questo blog: i centauri incivili che nel corso dei fine settimana utilizzano le strade statali (preferibilmente panoramiche) come surrogati di circuiti.

Recentemente il coordinatore del Comitato ha scritto una lettera a Giovanni Biserni, presidente ASAPS, che chiarisce molto bene la situazione e che, nella speranza che all’autore non dispiaccia, vorrei riproporre direttamente in questo blog.

Egregio Dott. Biserni,
sono un dei “pochi” abitanti del Passo del Bracco, residente a Casa Marcone, l’abituale centro di ritrovo domenicale delle centinaia di motociclisti che, durante le belle giornate primaverili ed estive, ma gli “irriducibili” anche in autunno ed inverno, affollano la strada,ora statale, con i propri “ferri”.
Da anni chi Le scrive, congiuntamente a molti altri residenti (la conta delle firme, relative agli ultimi esposti presentati supera la quota di 500, da Trigoso di Sestri Levante fino a Mattarana di Carrodano), lamenta la dissenata e pericolosa presenza di alcune decine di centauri, indubbiamente “organizzati” al fine di correre e gareggiare i quali, mescolati ad altre decine, centinaia di moto turisti,percorrono questi bei luoghi panoramici non tanto per ammirare il paesaggio, transitando a moderata o, quantomeno, adeguata velocità, ma compiendo vere e proprie corse, oltre il limite della umana tollerabilità e della sicurezza stradale.
Organizzati, si diceva, ed è ben poca cosa rispetto a quanto, chi abita sul “Passo” vede da anni; gli apripista della domenica mattina, con moto o scooter rigorosamente in regola, per verificare la presenza di Polstrada o Carabinieri: arrivano attorno alle 09.00. Successivamente sopraggiungono gli “anziani”, coloro che hanno una moto potente, pronta a correre su una pista ma, per sopraggiunti limiti di età, e per quella “saggezza” accumulata da anni di esperienza sulla strada, simulacri del tempo che fù, sono portati ad esempio dei “nuovi”, di coloro che saranno i centauri del domani.
Dopo arrivano i “duri” coloro che sono riconoscibili per le moto elaborate,le pesanti tute in pelle, le saponette legate sulle ginocchie, i guanti, i caschi colorati. Sono i più pericolosi perchè godono della complicità, per quanto inconsapevole, degli altri bikers. Essi sono pronti a spegnere il motore all’arrivo di una pattuglia e nascondersi tra gli altri motociclisti, scudi umani in difesa dei propri “paladini”, che sottacciono, anzichè denunciare, gli eventi, spesso minimizzando, dal loro punto di vista, ciò che avviene sulle strade. Per questi centauri la vita, anche la propria, è una sfida costante, alla quale non si sottrarrebbero per nessuna ragione al mondo. Ho visto centauri andare alla comunione dei propri figli e, appena terminata la cerimonia, afferrare il casco per andare a correre sul Bracco, anche per pochi minuti, anche solo per “esserci”, una dipendenza per Loro, una allunicinazione per Noi.
Le gare non finiscono mai, anche con un numero di pattuglie indubbiamente elevato come in queste prime settimane di primavera; le “vedette” danno istruzioni ai Piloti su dove e come correre, inviando messaggi, utilizzando il tam tam mediatico, con i “lamps”, come la categoria definisce il proprio criptato codice di comunicazione, indicando la direzione sicura o l’allerta “sbirri”, immortalandosi su You Tube o sui propri siti o blog, dove lo scempio domenicale, con dovizia di particolari, non è sottaciuto, ma anzi esibito, mostrato a chi, magari quel giorno, non ha potuto partecipare.
I prodi eroi delle due ruote sono tanti, troppi, per consentire agli abitanti, ai turisti, ai locali pubblici che, complice la paura di attraversare il Bracco, ma anche i forti rumori, disertano le antiche osterie.
Cosa possiamo fare? Perchè le forze dell’ordine, nonostante le notizie di ordinanze prefettizie, telelaser, autovelox, impegno di uomini e mezzi, non riescono ad arginare questo fenomeno? E’ strano come coloro che non abitano sul Bracco non riescano a rendersi conto della organizzazione che gestisce questi eventi. Eppure in altri luoghi in Italia e all’estero situazioni un tempo analoghe, sono ora fortemente ridotte; l’anno scorso nel Salento è stato inferto un duro colpo alla malavita organizzata che gestiva le scommesse sulla strada provinciale, oppure la vicina Toscana, il basso Piemonte, l’Emilia, regioni che hanno vissuto i problemi del “povero” Bracco reagendo con azioni decise, con la repressione, difendendo i Cittadini ed ottenendo risultati quantomeno efficaci: autovelox, tutor, strade scarificate a norma del CdS, bande rumorose, etc.,etc..
In Austria una moto viene posta immediatamente sotto sequesto, anche per una sola marmitta rumorosa!
E qui, sul Bracco, le marmitte sono in larga misura fuori legge, le targhe inclinate, le gomme da pista! Perchè non si può percorrere la medesima “strada” austriaca? Perchè non è possibile ottenere delle bande rumorose nel tragitto di strada, tra Casa Marcone e la Baracca, ove vengono cronometrati i tempi di percorrenza. Perchè tra Villa Casaggiori ed il Bracco non vengono create isole con bande rumorose per garantire il rispetto dei limiti, troppo alti visti gli attuali attori di questa strada?
Perchè gli anziani vengono impunemente derisi se “osano” osteggiare questi comportamenti, minacciati, anche attraverso siti internet, o addirittura malmenati per il solo “reato” di avere chiamato i Carabinieri, visto l’evidente stato di pericolo percepito o subito? Lo scorso 10 Aprile un anziano è stato malmenato, sulla strada, davanti a decine e decine di spettatori, ma nessuno di essi è intervenuto. Questo è un paese civile? E’ questo il rispetto per chi ha lavorato una vita ed ora è privo perfino della libertà di uscire dalla propria abitazione?
Io temo che la situazione, affrontata sicuramente con impegno, ma con gli strumenti attuali, non potrà essere risolta in tempi rapidi: troppo prevedibile una pattuglia sulla strada ma, sopratutto, troppa connivenza nella categoria.
Di certo, le persone “per bene” ci sono, c’è da augurarsi che siano sempre una di più degli incivili.

Giancarlo Sivori
Comitato Colline del Bracco

(fonte: http://www.asaps.it/indexpage_n.php?id=33065&categoria=Posta&sottocategoria=&pubblicazione=19.05.2011)

Credo che la situazione non potesse essere descritta meglio di così. Complimenti dunque al Comitato e soprattutto al suo coordinatore Giancarlo Sivori per il coraggio e l’impegno dimostrati nel portare avanti la causa in modo assolutamente civile e responsabile.

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