“Moto scaccia moto”: carabinieri sulle due ruote per sanzionare i motociclisti indisciplinati

“Come in ogni stagione estiva si ripropone anche in provincia, in particolare nei fine settimana…”. Ho ormai da tempo perso il conto degli articoli con questo incipit riferito al fenomeno dei molti motociclisti indisciplinati che scorazzano impunemente sulle arterie stradali più appetibili per questo tipo di categoria.

Quello che riporto è l’ennesimo: “Moto scaccia moto”: carabinieri sulle due ruote per sanzionare i motociclisti indisciplinati (cliccare sul link per leggere l’articolo)

Alcune brevi considerazioni:

  • Se l’incipit è così diffuso, forse, il fenomeno esiste veramente.

Molti centauri non vogliono ammetterlo o minimizzano il problema riconducendolo solo ad alcune eccezioni. Leggo in rete commenti, e ne ricevo io direttamente, di centauri che cadono letteralmente dalle nuvole quando vengono a scoprire che ci sono persone che non vedono di buon occhio la loro categoria. Invito quindi tutti costoro ad una maggiore attenzione a quanto avviene nella società e soprattutto ad una maggiore obiettività ed apertura  mentale. Il mio blog è sicuramente di parte, ma si basa principalmente su articoli di giornale. Quanto riporto sono quindi notizie fondate e non frutto di un accanimento persecutorio ingiustificato e gratuito come molti pensano.

  • Quando vogliono le forze dell’ordine possono fare qualcosa.

L’iniziativa dei carabinieri è sicuramente lodevole perchè testimonia innanzitutto la presa di coscienza di un fenomeno dilagante, ma soprattutto perché dimostra che quando si vuole fare qualcosa, lo si può fare senza barricarsi dietro agli infiniti “non si può, bisognerebbe rivolgersi a, dovrebbe scrivere a , si potrebbe ma” ecc. Personalmente ritengo che non sia questa la soluzione al problema, ma pittosto un semplice palliativo. Ben venga comunque! E’ sempre meglio di niente ed è sicuramente molto meglio di quei ridicoli controlli occasionali che oltre ad essere molto rari, sono inefficaci per contrastare il fenomeno. Leggo spesso di controlli nei fine settimana orientati proprio ad arginare il fenomeno con dei risulati a dir poco ridicoli (qualche decina di multe, qualche patente ritirata e un paio di sequestri nel migliore dei casi). Ho già descritto il funzionamento di questi controlli: innanzitutto durano poco (qualche ora). Ma il fattore principale da considerare è il sistema di comunicazione fra centauri. Io mi rendo conto immediatamente quando ci sono dei controlli dalle mie parti, perché, guarda caso, cala il silenzio e la tranquillità. La presenza delle forze dell’ordine viene segnalata così chi ha la moto in regola rallenta semplicemente fino a superare il controllo, chi non è in regola si ferma e aspetta. Tanto i controlli sono così rari che non è un grave problema per loro. Certo, ogni tanto qualche indisciplinato “inciampa”, è inevitabile, ma i resoconti di questo tipo di controlli sono a letteralmente ridicoli e non rispecchiano nemmeno lontanamente la realtà dei fatti.

  • Per tentare di arginare il problema sono necessari sforzi straordinari da parte delle forze dell’ordine.

Sicuramente quella dei motociclisti in incognito è una buona iniziativa. Tuttavia terrei a sottolineare l’impegno straordinario richiesto non solo in questo caso, ma in generale alle forze dell’ordine per tentare di contenere il problema. Personalmente sarei favorevole a misure più drastiche, efficaci e meno dispendiose  in termini di personale come potrebbe essere la chiusura di determinate tratte ai motocicli con la conseguente garanzia del risultato. Comunque aspettiamo i risultati e vediamo!

P.S per evitare preventivamente incomprensioni varie, invito i centauri di turno risentiti da quanto ho scritto che volessero inviare commenti di protesta a leggere prima FAQ e Moderazione dei commenti. Grazie

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2 thoughts on ““Moto scaccia moto”: carabinieri sulle due ruote per sanzionare i motociclisti indisciplinati

  1. “Personalmente sarei favorevole a misure più drastiche, efficaci e meno dispendiose in termini di personale come potrebbe essere la chiusura di determinate tratte ai motocicli con la conseguente garanzia del risultato.”

    Non sono d’accordo. Il metodo da Lei auspicato non avrebbe altro risultato che:
    1) Far spostare i “Valentino della domenica” su altre strade
    2) Impedire ai motociclisti “regolari” di godersi qualche gita

    L’unico metodo da usare e’ quello del setaccio.
    Non ci vuole molto a piazzare due pattuglie all’inizio e alla fine di queste strade (Penice, Bracco, Col del Lys… tutte strade bellissime e che per noi cosiddetti “fermoni” sono ormai impraticabili per la paura di prenderci in faccia un siluro in contromano)
    Due pattugle che, appunto, setaccino chi passa di li’… tanto da una parte o dall’altra s’ha da uscire… a meno di pernottare sul valico.

    • Gent.mo Lorenzo,

      liberissimo di non essere d’accordo, io ho espresso il mio punto di vista da persona direttamente interessata e Lei esprime il Suo. E’ evidente che questa rimane comunque una discussione non esaustiva e che lascia il tempo che trova, un po’ come nelle trasmissioni che trattano di politica in cui ognuno tira acqua al proprio mulino senza arrivare ad un’analisi oggettiva e puntuale del problema.
      Ad ogni modo mi sento di risponderLe che:

      1) Le strade predilette dai motociclisti sono note sia a questi ultimi che alle forze dell’ordine. Sono tracciati “particolari” e perfettamente identificabili perché, oltre ad essere al centro delle cronache locali, presentano caratteristiche specifiche molto appaganti per le due ruote. Il ripiego su altre strade è vero solo in parte per le caratterisitche stesse dei percorsi decisamente meno appaganti. Non posso dirLe quanti rinuncierebbero e quanti no, ma sarei curioso di sperimentarlo. In ogni caso sarebbe una condivisione del problema. Se le cose rimangono così saranno sempre e solo i soliti residenti a doversi sorbire il problema in questione e questo NON LO TROVO GIUSTO

      2) Da diretto interessato, di fronte alla scelta fra continuare a permettere il transito indiscriminato dei motociclisti lungo le ben note arterie da giro in moto con i conseguenti problemi ai residenti e garantire invece la tutela di questi ultimi qual’ora si dimostrasse l’impossibilità di intervenire efficacemente in modo alternativo, non avrei dubbi. Sottolineo la differenza fra le due esigenze. I primi “si godono la gita” (si sta parlando di giri turistici da fine settimana, non di trasferimenti da un luogo all’altro per determinati motivi oggettivi come il lavoro ecc.). I secondi stanno semplicemente a casa propria (molti cercando di riposarsi dopo una settimana di lavoro). Le due esigenze, come abbondantemente descritto in questo blog, spesso entrano in contrasto. E’ evidente che se potessi scegliere, per ovvi motivi, privilegerei i residenti.

      Personalmente ritengo che due pattuglie all’inizio e alla fine delle strade in oggetto possano risultare utili solo se il percorso fosse oggetto di chiusura ai motocicli. Queste strade possono essere anche molto lunghe e chi controlla quello che avviene nel tratto non coperto dalle pattuglie? Sappiamo bene come funziona la comunicazione fra motociclisti e di come l’informazione sulla presenza e posizione delle pattuglie venga diffusa. Basterebbe rallentare in determinati punti e correre liberamente per il resto del tracciato. E poi non è detto che ci sia un unica via d’uscita. Possono esserci anche delle diramazioni. Allora bisognerebbe mettere pattuglie lungo ciascuna diramazione? Per questo ritengo utile lo studio caso per caso. La chiusura del percorso garantirebbe comunque il risultato eliminando il problema alla radice
      Capisco bene i disagi per i motociclisti corretti come Lei che dovrebbero rinunciare al giro in moto lungo le suddette strade ripiegando su tracciati meno appaganti, ma ribadisco che non c’è confronto fra la salute di una persona e un semplice svago. Nessuno vieta comunque un giro in bicicletta o una passeggiata per godersi effettivamente il contesto (non mi risulta che fra i dieci comandamenti ci sia il giro in moto da fine settimana o che questo venga prescritto dal medico curante).

      Detto questo l’importante è che si faccia qualcosa. Si vuole provare a convivere e cominciare con sistemi meno invasivi? Benissimo, lo si faccia e si analizzino i risultati. Se questi risultano soddisfacenti per i residenti si prosegua. Altrimenti si passi a sistemi più invasivi. Si operi però in modo serio ed efficiente ultizzando anche strumenti adeguati come autovelox e fonometri!

      cordiali saluti,
      BastaMoto

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