Aprica, rumore e velocità sulla 39 fanno scappare i turisti

Anche in questo caso “nulla di nuovo all’orizzonte”! Invito calorosamente a leggere questa brevissima (ma molto esplicativa) descrizione della situazione che si registra ad Aprica  (Sondrio – Lombardia) e più in generale sulla Strada Statale 39 del Passo di Aprica:

Aprica, rumore e velocità sulla 39 fanno scappare i turisti

Qualche settimana fa avevo commentato il punto di vista di un motociclista che sostiene che i motociclisti non sono non sono un problema, ma anzi, mandano avanti l’economia legata alturismo, anche nei periodi di magra. (vd. Invasione di centauri: proteste in collina – cliccare sul link per leggere).

Cito nuovamente quanto viene sostenuto dal motociclista in questione a titolo rappresentativo in una buona fetta dei centauri:

“[…] Parlare di invasione è assolutamente fuori luogo. Le passeggiate domenicali (così le definiscono e le considerano la maggior parte dei motociclisti) sono momento di svago e di relax. Per la gioia, poi, di bar e trattorie di collina, che in anni di magra turistica hanno la garanzia di una costante presenza almeno domenicale, vale a dire quella dei motociclisti.[…]”

Mi sembra di essere stato abbastanza chiaro nel ribattere a quanto espresso e sottolineo il fatto che le frequentazioni da parte dei centauri non agevolano affatto il turismo tradizionale, anzi!

Quello che emerge è una triste considerazione: è evidente che ci si trova di fronte a due realtà, due modi di vedere la vita diametralmente opposti e che per cause “bizzarre” vengono inevitabilmente a “collidere”. Lo scenario è quello delle strade da “giro in moto”. Quelle famosissime strade in genere collinari, immerse nel verde, tutte curve, sali e scendi, magari con zone panoramiche, in genere immerse in contesti naturali molto belli e adatti a campeggi, passeggiate a piedi o in biciletta ecc. (vd. Bracco, Tolfa, Cisa ecc.). Per la natura stessa di questo tipo di strade abbiamo da una parte i motociclisti con la famosa “uscita” o “passeggiata domenicale” (come la definisce il motociclista in questione), e dall’altra i residenti o i turisti che cercano un angolo di pace immerso nella natura per rilassarsi.

E’ indiscutibile che dei tracciati di questo tipo siano per i motociclisti come il miele per le api. E di fatti puntualmente, ogni fine settimana vengono presi d’assalto da quantità enormi di motociclisti. Ma in che modalità avvengono queste “passeggiate su due ruote”? Come ho già più volte ribadito, il panorama dei motociclisti è estremamente vario e si va dal tranquillo e responsabile “fermone” su Bmw silenziosa fino al folle emulo di Valentino Rossi passando per l’Harleysta spaccatimpani. Il risultato è che questi contesti, teoricamente oasi di pace e di relax, vengono letteralmente DETURPATI della loro natura. L’accusa non è rivolta all’intera categoria, come ho sempre detto, se un motociclista guida in moto corretto e responsabile una moto silenziosa non dà fastidio a nessuno. Non si può dire altrettanto per gli altri. La tipologia peggiore in assoluto è ovviamente quella dei corsaioli che al frastuono del motore uniscono una guida folle. Poi ci sono gli Harleysti e simili che ovviamente non corrono ma emettono frastuoni inaccettabili già normalmente, se poi si considera il contesto… E poi ci sono gli intermedi che sommati uno dopo l’altro contribuiscono, chi più chi meno, a  deturpare il contesto.

A queste obiezioni viene ripetutamente risposto che i motociclisti amano la natura ecc. e si lamentano quando viene proposto di chiudere al traffico su due ruote qualche strada che rientra nella tipologia sipra descritta (per i troppi incidenti mortali, per le lamentele dei residenti ecc) sostenendo che li si priva della libertà di percorrere delle strade bellissime e di goderne. Direi che, tranne alcune eccezioni, è uno strano modo per amare la natura. (vd. Appello del Parco ai motociclisti: visitate il Parco da amici). Per questo sostengo che ci troviamo di fronte a due mentalità opposte. Con questo non voglio dire che non sia divertente correre lungo queste strade, lo capisco anch’io che tutte quelle curve fanno venire voglia, ma il buon senso imporrebbe il rispetto per il contesto sia come velocità, ma soprattutto come emissioni acustiche.

Per concludere molti motociclisti si mettono la coscienza a posto sostenendo che in fin dei conti una moto passa e va in pochi secondi. “Che sarà mai?” Innanzitutto, se parliamo di collina o montagna non è vero. A causa di echi, rimbombi, tornanti ecc. il rumore di una singola moto si può avvertire nitidamente per diversi minuti (avvicinamento, passaggio e allontanamento). E assicuro che è tutt’altro che rilassante. Se poi sommiamo i singoli passaggi, che sono centianaia e centinaia, il risultato viene da sè. Certo per capirlo bisognerebbe provare a mettersi nei panni di chi deve sopportare tutto questo. Però, da quel che vedo la categoria si lamenta perché le auto non prestano la dovuta attenzione ai motocicli soprattutto in città chiedendo di capire le esigenze di un’ “utenza debole della strada” per prestare più rispetto, poi però, a parti inverse, quando sono i residenti le vittime, “la parte debole”, le cose vanno bene così come sono e i residenti devono stare zitti e sopportare. Non è forse così?

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