Un piccolo aneddoto

In genere non sono favorevole ai singoli aneddoti, ma in questo caso me lo concedo.

Qualche giorno fa mi stavo recando al lavoro. Nel percorrere la strada statale che collega la strada “da motociclisti del fine settimana” in cui abito al luogo di lavoro, si immette da una strada secondaria un motociclista a cavallo di un mezzo di grossa cilindrata che potremmo ricondurre alla categoria delle “sportive”. Un corsaiolo o semicorsaiolo. Siccome il limite in quel tratto è di 50 Km/h (che io ottusamente mi ostino a rispettare) ho subito notato che il motociclista continuava, una volta immesso, a viaggiare a 50 Km/h precedendomi. Il fatto era talmente strano e fuori dalla norma che mi ha incuriosito. Siamo andati praticamente in coppia per qualche chilometro e nel frattempo cominciavano a farsi spazio nella mia mente infiniti dubbi sull’opinione che ho della categoria dei centauri. Cominciavo a pensare di avere esagerato,  in fin dei conti avevo davanti a me la prova che addirittura un corsaiolo può rispettare il codice della strada. Facevo fatica a crederci ma era lì e non si allontanava. Ad un certo punto però la strada si immette in un’arteria più larga che prevede il limite di 70. Ho pensato: “vediamo un po’ cosa fa adesso”. Io ho accelertato portandomi dai 50 ai 70 consentiti ma il centauro è rimasto ai 50. Mi stavo quasi sentendo in colpa per i giudizi negativi che ho sempre dato sulla categoria (è rarissimo che io sorpassi una moto regolarmente in marcia, vanno sempre ben oltre i limiti) quando nel sorpassarlo ho visto che aveva la parte anteriore della moto completamente distrutta. Non poteva fisicamente andare a più di 50. Il centauro invasato alla lettura penserà che naturalmente sarà stato un automobilista incoscente e distratto a causare l’incidente. Può essere, io non lo so, non c’ero e non voglio togliere questa conclusione assolutamente infondata a chi vive di queste convinzioni. E’ comunque possibile che invece abbia fatto tutto da solo.

La morale è che è talmente strano vedere un centauro, nello specifico un corsaiolo, rispettare i limiti di velocità che c’è da non crederci quando questo dovesse mai avvenire. E quando questo avviene di solito c’è una motivazione che è ben lontana dal semplice rispetto delle regole e del codice della strada. Può sembrare un aneddoto fine a sè stesso, che lascia il tempo che trova. Io invece lo trovo molto significativo. Il limite di velocità è una delle regole imposte dal codice della strada. E quello che mi viene più naturale osservare è che quasi nessun motociclista (chi più, chi meno) lo osserva. La libertà consentita dal mezzo a due ruote, non vincolato da limiti fisici come nel caso delle  quattro ruote, dovrebbe essere compensata da giudizio e buon senso. Anche perchè, se da una parte le due ruote hanno questo “vantaggio”, se così può essere definito, dall’altro hanno lo svantaggio della mancanza di protezione. Maggiore velocità corrisponde spesso a maggior pericolo perchè i tempi di reazione  in caso di situazioni critiche o errore diminuiscono mentre aumentano gli spazi di arresto. Certo, ci sono molti utenti distratti e maleducati, sia su due che su quattro ruote, è evidente, ma il buon senso dice che dove non mettono giudizio gli altri, lo devi mettere tu anche per loro, soprattutto se si è più soggetti a pericolo come nel caso delle due ruote. Perchè dopo l’incidente, avere ragione ma finire all’ospedale (se va bene) è una magra consolazione.

Bastamoto

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2 thoughts on “Un piccolo aneddoto

  1. salve, mi sono trovato per caso a leggere questo aneddoto mentre cercavo su internet le normative sull’inquinamento acustico. voglio fare una piccola premessa e spero che questa non diventi una cosa negativa, sono un motociclista.
    detto questo, mi trovo d’accordo su molte cose lette ( nel frattempo ho guardato un po il sito ), sopratutto su questo aneddoto. mi capita spesso, mentre sono fuori in moto di vedere ragazzi e non, che sfrecciano ad altissima velocità in mezzo al traffico o in centri abitati, rischiando non solo di farsi del male loro( togliendo il fatto che molte volte non indossano i dispositivi di protezione adeguati ), ma anche di fare del male ad altre persone che non centrano nulla con la loro folle corsa verso il nulla. quello da lei descritto è il caso classico della “svista” del motociclista che crede di essere in pista, dimenticandosi di essere su una strada normale e che non pensa assolutamente a quello che può rischiare, portando a risultati disastrosi, sia dal punto di vista fisico, in quanto si rischia di farsi seriamente male, sia dal punto di vista economico, in quanto sistemare una moto è una bella spesa. leggendo la sua riflessione mi trovo d’accordo su tutto, a partire dal fatto che si devono sempre rispettare i limiti di velocità, in quanto l’imprevisto è sempre in agguato e non si può mai sapere a cosa si va in contro, ma sopratutto sul punto in cui scrive “il buon senso dice che dove non mettono giudizio gli altri, lo devi mettere tu anche per loro, soprattutto se si è più soggetti a pericolo come nel caso delle due ruote”, questa è la cosa più saggia che fino adesso mi sia capitata di leggere da quando vado in moto. ora concludo anche perché ho paura di andare fuori tema, riportando una cosa detta dal mio insegnate di scuola guida mentre facevo la patente per la moto ” andare in moto è bello, basta che sia sempre fatto col cervello!”

    • Gent.mo Andrea,

      essere un motociclista di per sé non è una cosa negativa, essere un motociclista incivile sì. Ma di questa distinzione ne ho trattato ampiamente. Non mi dilungo oltre, Le dico solo che avere dei riscontri di questo genere, soprattutto da parte di motociclisti, non può che farmi piacere. Quello che ha scritto e il modo in cui si pone denotano una persona intelligente, corretta e dotata di buon senso. Non posso nasconderle che spesso però i commenti che ricevo da parte di molti suoi “colleghi” sono di tutt’altra natura.

      cordiali saluti,
      BastaMoto

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