“I centauri sanno che qui possono correre”

Ho più volte sottolineato come certe strade con particolari caratteristiche vengano prese di mira dai centauri come le api col miele. Si tratta delle strade da giro in moto, curve, tornanti immersi nel verde, in genere in collina. Zone in genere non eccessivamente trafficate, non sono arterie da traffico settimanale, sono strade da week end perchè non portano verso grandi centri urbani ma attraversano piccoli centri abitati. Ebbene queste strade vengono per un motivo o per un altro “lasciate”  in balia di individui su due ruote (a motore) che le utilizzano come fossero dei circuiti.

A tal proposito ecco un articolo molto interessante:
«I centauri sanno che qui possono correre»Livinallongo. La denuncia di un’abitante che ha piazzato un cartello-invito ad andare piano

Ci troviamo sulle Dolomiti lungo la Strada Regionale 48, nella zona di Livinallongo del Col di Lana, comune in provincia di Belluno (Veneto) e più precisamente in frazione Arabba, uno dei centri turistici invernali di maggior pregio delle Dolomiti.
Inutile sottolineare il contesto, la parola Dolomiti dice tutto. Strada ideale per i motociclisti.

Willy Pellegrini Koens vive insieme al marito Nani proprio a fianco della Sr 48 delle Dolomiti, dopo il secondo tornante che sale verso il Pordoi
Ecco le sue parole:

[…] Non c’è nessuno che controlla le strade. Le moto piombano fino alle porte di Arabba come missili. Una volta o l’altra ci scappa il morto per colpa di qualche motociclista che scambia le Dolomiti per un circuito da gara. Anche l’altro giorno per poco non venivo investita […]

L’articolo prosegue così

[…] In quei 50 metri di rettilineo i centauri si divertono a scaldare i motori prima di affronatare il passo come fossero a Indianapolis. Facile immaginare il rumore assordante che devono subirsi quotidianamente quanti vivono a pochi metri dalla strada. Oltre ovviamente al pericolo che si corre anche solo ad attraversare la strada. […]

Ma naturalmente nessuno fa niente per contrastare questo fenomeno

[…] Una battaglia, la sua, che sente di combattere quasi da sola «perché il sindaco difende solo gli albergatori e il transito delle auto sui passi, ma non si fa niente contro i motociclisti che attraversano il paese a velocità folli […]

[…] Non capisco come non si possa pensare alla gente che vive in paese. Non c’è nessuno che controlla le strade […]

[…] La maleducazione tra i motociclisti è internazionale: corrono e “sgasano” gli italiani quanto gli stranieri. È risaputo che nei paesi del centro–nord Europa, Germania e Austria in particolare, i controlli sulle strade sono molto più severi che in Italia. Ci sarebbe da aspettarsi quindi che i motociclisti che vengono da quei paesi siano rispettosi. Per questo la denuncia di Willi suona ancora più forte. «Tra i bikers che vengono da Olanda, Germania, Austria ed altri paesi europei è risaputo ormai che qui da noi sulle strade delle Dolomiti c’è il far west, che non si trovano controlli delle forze dell’ordine e quindi si può correre quanto si vuole. Non ci sono limitazioni, come ad esempio i dissuasori o altri sistemi per costringere a ridurre la velocità. È un tam tam che corre nell’ambiente. Me l’ha riferito più di un ospite che ha soggiornato nel mio residence. È per questo che vengono qui da noi. Questa, per loro, è una sorta di terra di nessuno, dove tutti possono fare quello che vogliono. E se anche vengono multati, non pagheranno mai la sanzione perché con alcuni paesi, come la Svizzera o la Slovenia, non c’è nessuna convenzione».

Non so perchè, ma queste descrizioni non mi sono per nulla nuove. Soprattutto quando ci si riferisce al Far West. Queste sono letteralmente terre di nessuno, posti lasciati al loro destino. Il chè è di per sè un crimine, non solo morale, ma anche legale dovuto all’inadempienza verso le proprie responsailità da parte di chi di dovere (forze dell’ordine, amministratori locali ecc). Il cittadino è letteralmente in balia di queste orde barbariche su due ruote che fanno tutto quelo che vogliono in barba a leggi, codici ecc.  E nessuno alza un dito per tentare di fermarli. Anche perché altrimenti i centauri poi si offendono e alzano la voce (come fanno sempre).

C’è però chi si ingegna, come la protagonista della vicenda, con mezzi di fortuna. Il cartello con la lumaca è un’iniziativa simpatica ed ha portato almeno per un istante la vicenda agli onori delle cronache. Sotto questo punto di vista è molto più che lodevole. Ma è evidente che dal punto di vista pratico non serve a nulla.

E’ semplicemente una vergogna che un Paese che si spaccia per civile permetta queste cose. Eppure è la realtà dei fatti e, tranne in rari casi come nella zona di Arezzo con l’iniziativa “Defend Life” e nelle zone di Cuneo con l’iniziativa dei Carabinieri, si continua a fare finta di nulla.

Vogliamo veramente andare avanti così?

BM

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